DON UGO RAPICAVOLI

Lettere, messaggi e discorsi

Inaugurazione del complesso parrocchiale rinnovato

Discorso del Parroco

21 giugno 2026

Cari fratelli e sorelle, figli carissimi di questa nostra amata e benedetta comunità, illustri ospiti, amici e benefattori tutti,

Sia lodato Gesù Cristo!

Prendo la parola oggi con un’emozione che scuote l’anima e con un cuore che trabocca di una fierezza che non è superbia, ma gratitudine pura verso l’Altissimo e verso ognuno di voi. Guardatevi intorno. Guardate questo complesso parrocchiale nella sua interezza. Quello che i vostri occhi osservano oggi è il trionfo della volontà sulla rassegnazione; è la testimonianza vivente, scolpita nella pietra, nel ferro e nel legno, di cosa può compiere una comunità quando decide di onorare la casa di Dio con lo stesso amore viscerale e la stessa cura che riserva alla propria abitazione.

Sei anni. Sono passati meno di sei anni da quando ho fatto il mio ingresso tra voi come vostro parroco. E sento il dovere, oggi, di fare memoria del punto esatto da cui siamo partiti, perché la memoria storica è la custode della nostra dignità. Quando ho assunto l’incarico di questa parrocchia, la situazione che mi si è presentata davanti agli occhi era a dir poco complessa. Non solo ereditavamo una struttura nuova, consacrata l’8 luglio del 2017, ma che si è rivelata fin da subito progettata male e realizzata ancora peggio — piena di vizi costruttivi, infiltrazioni e approssimazioni — ma pesava sulle nostre spalle un macigno ancora più invisibile e doloroso: una grave e profonda situazione debitoria. La parrocchia versava in condizioni finanziarie critiche, che avrebbero paralizzato chiunque.

Ebbene, qual è stato il nostro primo traguardo? In un solo anno e mezzo, grazie a una politica di severissima riduzione delle spese, a sacrifici immensi e al decisivo, commovente contributo dei nostri benefattori, abbiamo interamente risanato quel debito. Solo dopo aver curato quella ferita finanziaria, abbiamo potuto iniziare a costruire.

Tutto questo lo si deve a una gestione rigorosa, a un’amministrazione prudente fino allo scrupolo e, permettetemi di dirlo, a una caparbia, costante e instancabile intraprendenza che ha caratterizzato ogni giorno del mio mandato. Non ho accettato i “non si può fare”, non ho tollerato la mediocrità. Ho vigilato su ogni centesimo e su ogni cantiere, affinché il rigore si trasformasse nella bellezza e nella capacità funzionale che oggi tutti possiamo ammirare.

La Casa Canonica: Dignità, Accoglienza e Innovazione

Il nostro cammino di ricostruzione materiale è partito proprio dalla Casa Canonica. La casa del parroco è la casa in cui il pastore veglia e accoglie chi è nel bisogno. Essa esprime visibilmente la scelta del parroco di “abitare” in mezzo al proprio popolo, condividendone la quotidianità. Abbiamo affrontato una ristrutturazione integrale, acquistando un arredo e un corredo completo degno di questo nome. Abbiamo radicalmente riqualificato gli spazi esterni e installato un nuovo deposito logistico.

Ma la cura per questa struttura non si è mai fermata: recentemente, con lungimiranza, abbiamo ampliato e potenziato l’impianto di domotica a servizio della casa canonica: rendendola una struttura moderna, efficiente, sicura e proiettata verso il risparmio energetico e la gestione intelligente degli spazi.

La Sinergia delle Competenze: I Tecnici e le Ditte

Nessuna visione si traduce in realtà senza le mani e l’ingegno di chi sa lavorare. Rivolgo un grazie profondo ai professionisti che hanno curato la progettazione e direzione dei lavori: l’ing. Davide Rapicavoli, l’arch. Carmen Conticello, l’arch. Giuseppe Leone e l’ing. Edoardo Boscarino.

E con immensa gratitudine cito le ditte che hanno ridato dignità a questo complesso:

  • Alla ditta D’urso Costruzioni, del sig. Salvatore D’urso.
  • Allo Studio tecnico Prisma Studio, della dott. Elisabetta Paradiso.
  • Alla ditta Melloncelli 4.0 s.r.l., nella persona dell’ Stefano Tognon.
  • Alla ditta Giardini Somma del sig. Giuseppe Somma.
  • Alla ditta BARBAGALLO IMPIANTI SAS, del sig. Rosario Barbagallo.
  • Alla ditta SM Serramenti, del Salvatore Moschetto.
  • Alla ditta La Bottega del fabbro, del sig. Giuseppe Coco.
  • Alla ditta Puglisi Marmi S.r.l.
  • Al Alfio Gangi, per le realizzazioni delle opere in legno.
  • Al Sebastiano Molino, per la ringhiera dell’ingresso degli uffici, l’ultimo lavoro che si aggiunge a tutto quello che ha fatto per noi in precedenza.

Permettetemi di fare una menzione del tutto speciale e un ringraziamento mirato al sig. Davide Coco. Il suo contributo è stato poliedrico e fondamentale per il cuore della nostra parrocchia: con estrema perizia ha infatti realizzato interamente il nuovo ufficio del parroco, ha messo la sua competenza al servizio della liturgia, riparando l’Organo elettronico e installando il nuovo impianto di amplificazione del coro e ha curato con precisione il piano di calpestio del portico, preparando la base per quello che sarà il futuro ingresso della chiesa. Grazie, Davide, per la tua totale dedizione.

Due Meravigliosi Segni di Comunione, Amore e Solidarietà

Nel tessuto di questa ricostruzione, ci sono due realtà che meritano un tributo di gratitudine immenso, due fari di generosità che hanno lasciato un’impronta indelebile nella nostra storia parrocchiale.

Voglio innanzitutto rivolgere un pensiero colmo di profonda e commossa riconoscenza alla comunità sorella della Parrocchia San Bernardo di Chiaravalle, e in modo del tutto speciale e fraterno al suo parroco, Don Rino Arcidiacono. Fratelli, la vera comunione ecclesiale si vede nei fatti, e il gesto di Don Rino e dei suoi parrocchiani ne è la prova più limpida: concedendoci in comodato d’uso a tempo indeterminato le 14 stazioni della Via Crucis, di altissimo e indiscusso pregio artistico, hanno fatto un dono inestimabile alle nostre anime. Queste stazioni non sono semplici decorazioni per le pareti; sono stazioni di fede, tappe di un cammino spirituale che da oggi in poi arricchiranno la nostra liturgia e guideranno la preghiera di ogni fedele che varcherà questa soglia. Grazie di cuore a Don Rino e alla parrocchia di San Bernardo per questo abbraccio fraterno che unisce le nostre comunità nel segno dell’arte sacra e del Vangelo.

Altrettanto profondo, vibrante e colmo di ammirazione è il ringraziamento che desidero tributare all’Associazione “L’Angelo Federico”. Ci sono dolori che possono chiudere il cuore, e ci sono amori grandi che, invece, sanno trasformare quel dolore in una sorgente di via per gli altri. Questa straordinaria Associazione ha fatto proprio questo: grazie alla loro immensa e instancabile generosità, è nata la nostra nuova area polisportiva. Hanno voluto investire sul futuro, sul sorriso e sul benessere dei nostri ragazzi, donando loro uno spazio moderno, sicuro e attrezzato. L’area polisportiva sarà un’officina di aggregazione, un luogo dove lo sport diventerà palestra di lealtà, di amicizia cristiana e di crescita sana. All’Associazione “L’Angelo Federico”, alla Famiglia Vellini, nelle persone di Alfio, Gilda e Dario, e a tutti i volontari va il ringraziamento più grande di tutta la nostra comunità: avete scritto una pagina di solidarietà autentica che resterà impressa per sempre nel cuore dei nostri giovani.

Il Riepilogo delle Opere Compiute

In questi sei anni, oltre alla canonica e all’area sportiva, abbiamo trasformato l’Oratorio: la necessaria e risolutiva sigillatura delle vetrate del prospetto, le nuove porte d’ingresso, la chiusura dei vani scala con pareti e infissi, una struttura in alluminio realizzata nel sottoscala, nuovi banchi, nuovi armadi metallici, strumenti musicali, una lavagna-monitor smart da 65 pollici nel salone, pc portatili (donati dalla STMicroelectronics Foundation), videoproiettori (donati dall’Istituto Comprensivo Statale “Casella” di Pedara) e impianti audio, tutto ciò per dotare ogni stanza della necessaria attrezzatura tecnologica e logistica. Abbiamo iniziato a risanare la Chiesa. In chiesa abbiamo ripristinato il confessionale e realizzato una nuova credenza in legno per il presbiterio, creato l’ufficio del parroco, riparato l’organo, installato la nuova base in legno per la statua grande della Madonna e restaurato la prima statua mariana con la sua portantina. Infine, abbiamo realizzato il tetto nuovo della chiesa con pluviali e linea vita, e tutte le scossaline lungo i muri perimetrali per proteggere l’interno dalle infiltrazioni ereditate sin dal giorno della sua inaugurazione. All’esterno abbiamo rifatto i marciapiedi del lato nord, l’ingresso degli uffici, installato un pozzo perdente, caditoie e nuove recinzioni con serrature, con il supporto anche degli operai del cantiere regionale scuola-lavoro.

E proprio in questi giorni, abbiamo voluto porre un sigillo spirituale e liturgico definitivo, sanando un’altra mancanza del passato. Le croci unte con il Sacro Crisma nella solenne celebrazione della Dedicazione della chiesa, avvenuta l’8 luglio 2017, sono state finalmente e degnamente murate e dotate delle loro lampade. Queste fiamme sacre verranno accese ogni anno nel giorno dell’anniversario della Dedicazione, per ricordare a tutti noi che questa casa è per sempre consacrata al Signore e che noi siamo le sue pietre vive.

I Pilastri della Provvidenza: I Benefattori

Se le istituzioni civili e religiose ci sono state vicine il vero polmone di questi sei anni siete stati voi, i nostri benefattori.

Sia durante il primo anno e mezzo per azzerare quel debito spaventoso, sia dopo per pagare parte dei lavori, la vostra generosità è stata incessante. Molti hanno donato nel silenzio più assoluto. A voi dico: guardatevi intorno. In ogni angolo c’è il vostro sacrificio. Avete avuto fiducia nella mia gestione rigorosa e il tempo vi ha dato ragione. Siete voi l’onore di questa parrocchia!

La Visione del Futuro: La Seconda Fase

Ma il rigore profuso finora ci impone di non fermarci. La stabilità economica e strutturale raggiunta fino ad ora ci permette di guardare ad un’ulteriore e grandiosa fase. Ecco gli altri sogni-progetti nel cassetto.

In Chiesa, realizzeremo la nuova sede presidenziale in pietra, così come le norme liturgiche lo prevedono, secondo lo stile architettonico delle altre opere scultoree già presenti, quali: l’altare, l’ambone, il fonte battesimale, il tabernacolo e la grande porta centrale realizzati dal maestro veneziano Gianmaria Potenza, e il rifacimento del presbiterio eliminando tutte le barriere architettoniche, le quali, come tutti sappiamo, sono state la causa dell’infortunio di Padre Raffaele Landolfo e della sua tragica dipartita. Smonteremo la vetrata per chiudere il portico o per meglio dire il nartece e la grande porta in pietra verrà ricollocata al centro dell’apertura del portico, affiancata da due nuove porte laterali e da una splendida bussola interna, così da sgravare tutta la zona dell’attuale ingresso della chiesa dal peso della vetrata e della porta in pietra, che stanno causando un preoccupante e progressivo quadro fessurativo nel pavimento, sintomo di un più grave cedimento delle strutture portanti di fondazione. Creeremo il nuovo accesso agli uffici e ai bagni attraverso una rampa interna alla chiesa e daremo inizio al ciclo dei mosaici che impreziosirà l’alta parete retrostante il tabernacolo, le pareti del battistero e la parete dove oggi è collocata la statua grande della Madonna.

All’esterno, grazie alla recente delibera dell’Amministrazione Comunale, si procederà al rifacimento totale della strada e del piazzale con una meravigliosa pavimentazione artistica, una rinnovata illuminazione pubblica mediante l’istallazione di nuovi lampioni eleganti e decorativi (fino ad oggi gli attuali lampioni sono allacciati all’impianto elettrico della parrocchia) e sistemi di smaltimento delle acque piovane, completando l’opera con la realizzazione della bambinopoli in via Rossini a vantaggio dei bambini della nostra zona.

Conclusione

Cari parrocchiani, siamo passati dai debiti al risanamento, dalle infiltrazioni alla domotica, dal disordine alla bellezza. Abbiamo dimostrato che quando la gestione è onesta, rigorosa e caparbia, Dio moltiplica i frutti.

Siate orgogliosi della vostra parrocchia. Custoditela, amatela e continuiamo a camminare insieme, fieri della nostra storia e fiduciosi nel nostro futuro.

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Messaggio del Parroco per la Pasqua 2026

Carissimi parrocchiani e amici,

al termine del cammino intenso di questa Settimana Santa, desidero raggiungervi con un messaggio che faccia risuonare nel profondo la forza dei misteri che abbiamo vissuto insieme.

In questi giorni abbiamo contemplato un Dio che depone le vesti della gloria per indossare il grembiule del servizio, consegnandoci l’amore come unica vera alternativa alla logica della violenza e della guerra che ferisce il mondo. Abbiamo sostato davanti alla Croce, non da sconfitti ma da redenti, comprendendo che le fatiche e le responsabilità delle nostre vocazioni quotidiane non sono pesi sterili, ma la via attraverso cui il Signore ci santifica e ci associa alla sua vittoria.

La Pasqua esplode come una primavera nel deserto della morte. Il “terremoto” della Risurrezione ha ribaltato ogni pietra tombale: Cristo è vivo e con Lui la nostra speranza è certa! Siamo cristiani perché crediamo che la morte non ha l’ultima parola e che anche noi risorgeremo con un corpo nuovo e glorioso, liberato per sempre da ogni limite e sofferenza.

Il mio augurio per voi e per le vostre famiglie è che la luce del Cero Pasquale abiti stabilmente nei vostri cuori. Quella fiamma, pur dividendosi in tante piccole fiammelle nelle vostre mani, non perde il suo splendore, ma si accresce per infiammare di speranza il nostro territorio e il mondo intero.

Non lasciatevi spaventare dalle oscurità del tempo presente. Portate nelle vostre case la “gioia grande” che le donne hanno ricevuto al sepolcro. Cristo, la stella del mattino che non conosce tramonto, illumini ogni vostro passo e vi doni la sua pace vera.

Buona Pasqua di Risurrezione! Cristo è risorto, Alleluia!

Con affetto, Don Ugo

4° Memorial Don Raffaele Landolfo

Santa Messa | Omelia del Parroco

5 ottobre 2025

Fratelli e sorelle,

autorità civili qui presenti — il signor Sindaco Alfio Cristaudo, il Presidente del Consiglio Comunale Francesco Laudani — a voi va il mio saluto cordiale e grato. La vostra presenza dice che questa comunità parrocchiale non cammina da sola, ma insieme alla città, nel segno del servizio reciproco e della corresponsabilità per il bene comune.
E un saluto affettuoso a tutti voi, fedeli, famiglie, ragazzi, giovani e anziani, e in modo speciale ai nuovi iscritti all’Oratorio e alle loro famiglie: che il Signore vi accolga in questa grande casa che è la Chiesa.
Oggi non celebriamo soltanto una Messa: celebriamo un atto di memoria e di profezia. È l’inizio di un nuovo anno pastorale, un nuovo capitolo della nostra storia di fede. Ma è anche il 4° Memorial don Raffaele Landolfo, primo parroco e fondatore della nostra comunità.
Celebrare ogni anno questo Memorial significa tornare alle origini, guardare alla radice per riscoprire la linfa viva che ancora scorre in noi.
L’inizio dell’anno pastorale non è un rito amministrativo o una cerimonia di calendario: è un segno spirituale, una chiamata alla conversione comunitaria. È il tempo in cui ogni parrocchia, ogni gruppo, ogni ministero riascolta la voce del Signore che dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5).
Ogni anno la Chiesa ci chiede di ripartire, non perché il cammino si sia interrotto, ma perché la fede ha bisogno di essere continuamente ravvivata.
Ripartire significa chiedersi: in che direzione stiamo andando? Che volto di Chiesa stiamo costruendo?
Quest’anno, il nostro Arcivescovo, nella sua lettera pastorale, ci ha indicato un tema chiave: la corresponsabilità. Una parola bellissima e impegnativa.
Non vuol dire solo “collaborazione”, ma “portare insieme la responsabilità della missione”.
L’Arcivescovo ci ricorda che la Chiesa non appartiene a qualcuno: non al parroco, non a un gruppo, non a una categoria. Appartiene a Cristo e vive della corresponsabilità di tutti.
Tutti — sacerdoti, consacrati, laici, giovani, anziani — siamo chiamati a sentire che la missione della Chiesa è anche nostra.
La corresponsabilità è la risposta adulta della fede. È la maturità del credente che non si accontenta di “partecipare” ma desidera servire.
E questo tema si sposa perfettamente con il Vangelo di oggi.
Gli apostoli dicono a Gesù: “Accresci in noi la fede!”.
È la stessa invocazione che sale oggi dalle nostre comunità, dalle nostre famiglie, dalla nostra società confusa e ferita.
Anche noi sentiamo di avere bisogno di una fede più grande, più solida, più luminosa.
Ma Gesù sorprende: non promette miracoli spettacolari, non consegna formule magiche.
Risponde con un’immagine disarmante: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: sradicati e piantati nel mare, ed esso vi obbedirebbe.”
Il granello di senape è minuscolo, quasi invisibile, ma ha una forza di vita straordinaria.
Gesù ci dice che la fede non è una questione di quantità, ma di autenticità. Basta una fede viva!
Poi Gesù aggiunge una parabola apparentemente dura: quella del servo che, dopo aver lavorato tutto il giorno, non pretende ricompense, ma continua a servire.
E conclude: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.”
Ecco la sintesi del Vangelo: la fede vera è servizio umile.
Non cerca riconoscimenti, non calcola risultati, non si misura in applausi.
È la fede che serve, che si dona, che obbedisce al Vangelo anche quando costa.
E questa parola del Vangelo oggi illumina il Memorial don Raffaele Landolfo.
La vita di don Raffaele è stata la parabola del servo fedele. Non ha mai cercato onori o protagonismi, ma ha servito questa comunità con dedizione, con umiltà, con amore pastorale.
Quando arrivò qui, non trovò una chiesa fiorente: trovò un campo da arare, un popolo da radunare, una comunità da costruire.
E lo fece con la semplicità dei servi del Vangelo: “Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.”
Ma quello che ha fatto è rimasto: nei cuori, nella memoria, nelle pietre stesse di questa parrocchia.
Noi oggi raccogliamo la sua eredità spirituale: un’eredità di fede, di comunione, di impegno, di fiducia nella Provvidenza. E ricordarlo non significa chiudere un capitolo, ma riaprirlo.
Il testimone passa a noi. Oggi il Memorial non è solo commemorazione, è mandato missionario.
In questi giorni il mondo è attraversato da notizie drammatiche: guerre, violenze, genocidi, odio.
E proprio in questo contesto, molti cristiani si chiedono: “Cosa possiamo fare noi?”
Nel mio recente articolo, pubblicato sul blog, ho riflettuto su questo tema: “La mobilitazione popolare nonviolenta come vera strategia per fermare il genocidio”.
Ho voluto dire con chiarezza che la fede non può restare neutrale di fronte al male.
La nonviolenza è la forma più alta e più evangelica della fede attiva.
Non è debolezza, è forza morale.
Non è fuga, è scelta consapevole di chi crede che il bene vince solo se non assume i metodi del male.
Come Gesù, anche noi siamo chiamati a resistere con la forza mite della verità.
Le mobilitazioni popolari nonviolente, gli scioperi di coscienza, le azioni civili pacifiche sono oggi segni di un risveglio della coscienza collettiva.
Ma il loro obiettivo non è l’odio, è la conversione del cuore delle istituzioni politiche, giuridiche ed economiche.
Perché solo le istituzioni, quando queste si lasciano interpellare dal popolo, hanno il potere di fermare le ingiustizie e promuovere la pace.
In questo senso, la fede cristiana e la coscienza civile si incontrano: entrambe si fondano sulla responsabilità.
E qui torniamo al cuore della lettera del nostro Arcivescovo: la corresponsabilità.
Il mondo cambia solo quando le persone si sentono corresponsabili. Lo stesso vale per la Chiesa.
Non possiamo pensare una comunità dove alcuni lavorano e altri assistono.
La corresponsabilità è la forma adulta della fede.
Non è “aiutare il parroco”, ma “camminare insieme orientati dal Vangelo”.
In questo anno pastorale, vogliamo imparare a condividere non solo i compiti, ma soprattutto la passione per il Regno di Dio.
Ogni gruppo, ogni ministero, ogni famiglia deve sentire che la parrocchia vive anche grazie al suo contributo.
La corresponsabilità non è un peso, è una grazia.
È l’esperienza di una Chiesa che non domina, ma serve; non impone, ma accompagna; non controlla, ma educa.
E allora, fratelli e sorelle, quale seme ci affida oggi il Signore?
Forse un piccolo seme di perdono in una famiglia ferita.
Forse un seme di attenzione verso i poveri e gli anziani soli.
Forse un seme di ascolto nei confronti dei giovani.
Forse il seme del coraggio di denunciare il male con verità e con pace.
Ognuno di noi ha un granello di senape da piantare.
Dio non ci chiede risultati immediati, ci chiede fedeltà.
La nostra comunità crescerà non per i nostri progetti, ma per la fede che ci spinge a servire.
Prima di concludere, desidero ringraziare di cuore tutti coloro che hanno reso possibile il Memorial Don Raffaele Landolfo e questa celebrazione:
i fratelli e le sorelle della logistica, gli educatori e il Gruppo Giovani dell’Oratorio, il servizio di accoglienza, il coro, i ministranti, chi ha curato la liturgia, la preparazione della chiesa e ogni dettaglio di questa giornata di grazia.
Grazie alle autorità cittadine per la vostra presenza e la vostra collaborazione nel cammino della comunità civile e religiosa.
E infine, un saluto pieno di affetto e di speranza ai nuovi iscritti all’Oratorio e alle loro famiglie.
Voi siete il segno che il seme continua a germogliare. L’Oratorio è la palestra della fede, della gioia, del servizio: lì si impara a credere giocando, ad amare servendo, a vivere insieme come fratelli.
All’inizio di questo nuovo anno pastorale, uniamo le nostre voci a quella degli apostoli:
«Signore, accresci in noi la fede!»
Che la nostra fede sia come il granello di senape: piccola ma viva, umile ma forte, nascosta ma feconda.
Che ci renda servitori della carità e costruttori di pace.
Che ci faccia corresponsabili della missione che il Signore affida oggi alla nostra comunità.
E che l’esempio di sant’Agata, la dedizione di don Raffaele, e la maternità di Maria Immacolata, Madre della Chiesa, ci accompagnino nel cammino.
Così sia per tutti noi!

Lettera aperta

18 giugno 2022

Messaggio del Parroco per la Quaresima 2021

Carissimi fratelli e sorelle, questa Quaresima desideriamo viverla come unico popolo in cammino, sospinto dallo Spirito, incontro al Signore Risorto. Il nostro sarà un cammino fatto di cadute, incontri, pentimenti, propositi e speranze, rallentamenti e ripartenze ma sempre e comunque vissuto insieme nella reciproca solidarietà.

Coesi e uniti da te, o Cristo, formiamo l’unico mosaico che è la Chiesa e «nell’acqua del fonte impastati, segnati dal crisma divino»[1], come unico corpo «che ha come fine il tuo regno, come condizione la libertà dei tuoi figli, come statuto il precetto dell’amore»[2], impariamo giorno dopo giorno a rispettarci, accoglierci e attenderci con quella stessa carità che Tu riversi su di noi incondizionatamente.

La nostra opzione fondamentale vuole essere la comunità. Se non scegliessimo la comunità rimarrebbe l’individualismo che soffoca la libertà, generando disuguaglianze e contese, e inganna il cuore, facendoci credere «che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni e sicurezze individuali»[3].

Sì, questo è il tempo della carità! La Croce è un continuo richiamo a questo amore che, se condiviso, è ciò che ci qualifica discepoli di Cristo.

Il cammino sarà segnato da diverse tappe: ogni fratello e sorella saranno la nostra sosta privilegiata e con loro desideriamo proseguire il viaggio: celebrando l’Eucarestia e sostando in adorazione del Corpo e Sangue di Cristo, viatico che ci da’ vita; facendoci attenti ascoltatori della Parola, che è «lampada per i miei passi e luce per il mio cammino»[4]; meditando la passione di Cristo, segno chiarissimo del perfetto amore di Dio.

Maria Santissima, l’Odigitria, tu che ci guidi mostrando la via, prega per noi!

Pedara, 19 febbraio 2021, primo venerdì di Quaresima.

Don Ugo Rapicavoli, parroco

[1] Ufficio delle Letture, Inno, dal Comune dei Pastori e Dottori della Chiesa.
[2] Messale Romano, Prefazio comune VII.
[3] Papa Francesco, Fratelli Tutti, 105.
[4] Sal 119.

Lettera ai cantori e musicisti della corale parrocchiale Pacem in Terris

11 aprile 2021

Lettera aperta

14 febbraio 2021