DON UGO RAPICAVOLI

Lettere

4° Memorial Don Raffaele Landolfo

Santa Messa | Omelia del Parroco

5 ottobre 2025

Fratelli e sorelle,

autorità civili qui presenti — il signor Sindaco Alfio Cristaudo, il Presidente del Consiglio Comunale Francesco Laudani — a voi va il mio saluto cordiale e grato. La vostra presenza dice che questa comunità parrocchiale non cammina da sola, ma insieme alla città, nel segno del servizio reciproco e della corresponsabilità per il bene comune.
E un saluto affettuoso a tutti voi, fedeli, famiglie, ragazzi, giovani e anziani, e in modo speciale ai nuovi iscritti all’Oratorio e alle loro famiglie: che il Signore vi accolga in questa grande casa che è la Chiesa.
Oggi non celebriamo soltanto una Messa: celebriamo un atto di memoria e di profezia. È l’inizio di un nuovo anno pastorale, un nuovo capitolo della nostra storia di fede. Ma è anche il 4° Memorial don Raffaele Landolfo, primo parroco e fondatore della nostra comunità.
Celebrare ogni anno questo Memorial significa tornare alle origini, guardare alla radice per riscoprire la linfa viva che ancora scorre in noi.
L’inizio dell’anno pastorale non è un rito amministrativo o una cerimonia di calendario: è un segno spirituale, una chiamata alla conversione comunitaria. È il tempo in cui ogni parrocchia, ogni gruppo, ogni ministero riascolta la voce del Signore che dice: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5).
Ogni anno la Chiesa ci chiede di ripartire, non perché il cammino si sia interrotto, ma perché la fede ha bisogno di essere continuamente ravvivata.
Ripartire significa chiedersi: in che direzione stiamo andando? Che volto di Chiesa stiamo costruendo?
Quest’anno, il nostro Arcivescovo, nella sua lettera pastorale, ci ha indicato un tema chiave: la corresponsabilità. Una parola bellissima e impegnativa.
Non vuol dire solo “collaborazione”, ma “portare insieme la responsabilità della missione”.
L’Arcivescovo ci ricorda che la Chiesa non appartiene a qualcuno: non al parroco, non a un gruppo, non a una categoria. Appartiene a Cristo e vive della corresponsabilità di tutti.
Tutti — sacerdoti, consacrati, laici, giovani, anziani — siamo chiamati a sentire che la missione della Chiesa è anche nostra.
La corresponsabilità è la risposta adulta della fede. È la maturità del credente che non si accontenta di “partecipare” ma desidera servire.
E questo tema si sposa perfettamente con il Vangelo di oggi.
Gli apostoli dicono a Gesù: “Accresci in noi la fede!”.
È la stessa invocazione che sale oggi dalle nostre comunità, dalle nostre famiglie, dalla nostra società confusa e ferita.
Anche noi sentiamo di avere bisogno di una fede più grande, più solida, più luminosa.
Ma Gesù sorprende: non promette miracoli spettacolari, non consegna formule magiche.
Risponde con un’immagine disarmante: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: sradicati e piantati nel mare, ed esso vi obbedirebbe.”
Il granello di senape è minuscolo, quasi invisibile, ma ha una forza di vita straordinaria.
Gesù ci dice che la fede non è una questione di quantità, ma di autenticità. Basta una fede viva!
Poi Gesù aggiunge una parabola apparentemente dura: quella del servo che, dopo aver lavorato tutto il giorno, non pretende ricompense, ma continua a servire.
E conclude: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.”
Ecco la sintesi del Vangelo: la fede vera è servizio umile.
Non cerca riconoscimenti, non calcola risultati, non si misura in applausi.
È la fede che serve, che si dona, che obbedisce al Vangelo anche quando costa.
E questa parola del Vangelo oggi illumina il Memorial don Raffaele Landolfo.
La vita di don Raffaele è stata la parabola del servo fedele. Non ha mai cercato onori o protagonismi, ma ha servito questa comunità con dedizione, con umiltà, con amore pastorale.
Quando arrivò qui, non trovò una chiesa fiorente: trovò un campo da arare, un popolo da radunare, una comunità da costruire.
E lo fece con la semplicità dei servi del Vangelo: “Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.”
Ma quello che ha fatto è rimasto: nei cuori, nella memoria, nelle pietre stesse di questa parrocchia.
Noi oggi raccogliamo la sua eredità spirituale: un’eredità di fede, di comunione, di impegno, di fiducia nella Provvidenza. E ricordarlo non significa chiudere un capitolo, ma riaprirlo.
Il testimone passa a noi. Oggi il Memorial non è solo commemorazione, è mandato missionario.
In questi giorni il mondo è attraversato da notizie drammatiche: guerre, violenze, genocidi, odio.
E proprio in questo contesto, molti cristiani si chiedono: “Cosa possiamo fare noi?”
Nel mio recente articolo, pubblicato sul blog, ho riflettuto su questo tema: “La mobilitazione popolare nonviolenta come vera strategia per fermare il genocidio”.
Ho voluto dire con chiarezza che la fede non può restare neutrale di fronte al male.
La nonviolenza è la forma più alta e più evangelica della fede attiva.
Non è debolezza, è forza morale.
Non è fuga, è scelta consapevole di chi crede che il bene vince solo se non assume i metodi del male.
Come Gesù, anche noi siamo chiamati a resistere con la forza mite della verità.
Le mobilitazioni popolari nonviolente, gli scioperi di coscienza, le azioni civili pacifiche sono oggi segni di un risveglio della coscienza collettiva.
Ma il loro obiettivo non è l’odio, è la conversione del cuore delle istituzioni politiche, giuridiche ed economiche.
Perché solo le istituzioni, quando queste si lasciano interpellare dal popolo, hanno il potere di fermare le ingiustizie e promuovere la pace.
In questo senso, la fede cristiana e la coscienza civile si incontrano: entrambe si fondano sulla responsabilità.
E qui torniamo al cuore della lettera del nostro Arcivescovo: la corresponsabilità.
Il mondo cambia solo quando le persone si sentono corresponsabili. Lo stesso vale per la Chiesa.
Non possiamo pensare una comunità dove alcuni lavorano e altri assistono.
La corresponsabilità è la forma adulta della fede.
Non è “aiutare il parroco”, ma “camminare insieme orientati dal Vangelo”.
In questo anno pastorale, vogliamo imparare a condividere non solo i compiti, ma soprattutto la passione per il Regno di Dio.
Ogni gruppo, ogni ministero, ogni famiglia deve sentire che la parrocchia vive anche grazie al suo contributo.
La corresponsabilità non è un peso, è una grazia.
È l’esperienza di una Chiesa che non domina, ma serve; non impone, ma accompagna; non controlla, ma educa.
E allora, fratelli e sorelle, quale seme ci affida oggi il Signore?
Forse un piccolo seme di perdono in una famiglia ferita.
Forse un seme di attenzione verso i poveri e gli anziani soli.
Forse un seme di ascolto nei confronti dei giovani.
Forse il seme del coraggio di denunciare il male con verità e con pace.
Ognuno di noi ha un granello di senape da piantare.
Dio non ci chiede risultati immediati, ci chiede fedeltà.
La nostra comunità crescerà non per i nostri progetti, ma per la fede che ci spinge a servire.
Prima di concludere, desidero ringraziare di cuore tutti coloro che hanno reso possibile il Memorial Don Raffaele Landolfo e questa celebrazione:
i fratelli e le sorelle della logistica, gli educatori e il Gruppo Giovani dell’Oratorio, il servizio di accoglienza, il coro, i ministranti, chi ha curato la liturgia, la preparazione della chiesa e ogni dettaglio di questa giornata di grazia.
Grazie alle autorità cittadine per la vostra presenza e la vostra collaborazione nel cammino della comunità civile e religiosa.
E infine, un saluto pieno di affetto e di speranza ai nuovi iscritti all’Oratorio e alle loro famiglie.
Voi siete il segno che il seme continua a germogliare. L’Oratorio è la palestra della fede, della gioia, del servizio: lì si impara a credere giocando, ad amare servendo, a vivere insieme come fratelli.
All’inizio di questo nuovo anno pastorale, uniamo le nostre voci a quella degli apostoli:
«Signore, accresci in noi la fede!»
Che la nostra fede sia come il granello di senape: piccola ma viva, umile ma forte, nascosta ma feconda.
Che ci renda servitori della carità e costruttori di pace.
Che ci faccia corresponsabili della missione che il Signore affida oggi alla nostra comunità.
E che l’esempio di sant’Agata, la dedizione di don Raffaele, e la maternità di Maria Immacolata, Madre della Chiesa, ci accompagnino nel cammino.
Così sia per tutti noi!

Lettera aperta

18 giugno 2022

Messaggio del Parroco per la Quaresima 2021

Carissimi fratelli e sorelle, questa Quaresima desideriamo viverla come unico popolo in cammino, sospinto dallo Spirito, incontro al Signore Risorto. Il nostro sarà un cammino fatto di cadute, incontri, pentimenti, propositi e speranze, rallentamenti e ripartenze ma sempre e comunque vissuto insieme nella reciproca solidarietà.

Coesi e uniti da te, o Cristo, formiamo l’unico mosaico che è la Chiesa e «nell’acqua del fonte impastati, segnati dal crisma divino»[1], come unico corpo «che ha come fine il tuo regno, come condizione la libertà dei tuoi figli, come statuto il precetto dell’amore»[2], impariamo giorno dopo giorno a rispettarci, accoglierci e attenderci con quella stessa carità che Tu riversi su di noi incondizionatamente.

La nostra opzione fondamentale vuole essere la comunità. Se non scegliessimo la comunità rimarrebbe l’individualismo che soffoca la libertà, generando disuguaglianze e contese, e inganna il cuore, facendoci credere «che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni e sicurezze individuali»[3].

Sì, questo è il tempo della carità! La Croce è un continuo richiamo a questo amore che, se condiviso, è ciò che ci qualifica discepoli di Cristo.

Il cammino sarà segnato da diverse tappe: ogni fratello e sorella saranno la nostra sosta privilegiata e con loro desideriamo proseguire il viaggio: celebrando l’Eucarestia e sostando in adorazione del Corpo e Sangue di Cristo, viatico che ci da’ vita; facendoci attenti ascoltatori della Parola, che è «lampada per i miei passi e luce per il mio cammino»[4]; meditando la passione di Cristo, segno chiarissimo del perfetto amore di Dio.

Maria Santissima, l’Odigitria, tu che ci guidi mostrando la via, prega per noi!

Pedara, 19 febbraio 2021, primo venerdì di Quaresima.

Don Ugo Rapicavoli, parroco

[1] Ufficio delle Letture, Inno, dal Comune dei Pastori e Dottori della Chiesa.
[2] Messale Romano, Prefazio comune VII.
[3] Papa Francesco, Fratelli Tutti, 105.
[4] Sal 119.

Lettera ai cantori e musicisti della corale parrocchiale Pacem in Terris

11 aprile 2021

Lettera aperta

14 febbraio 2021